Basilico … pianta controversa ricca di proprietà e superstizioni
Una delle piante più`diffuse, più`ricercate, più`utilizzate nella cucina italiana.
Controversa perché esistono due nette fazioni di rivali nel decantare le proprietà di questa pianta aromatica.
Controversa poiché nel lungo corso della storia gli sono state affibbiate caratteristiche esoteriche benefiche e malefiche.
Ma andiamo con ordine. Partiamo dalle origini.
La pianta del Basilico, il cui nome scientifico è Ocimum Basilicum originariamente proviene dell’Asia Tropicale. Diffusa sopratutto in India e Africa mediorientale, questa pianta venne introdotta in Europa dai Greci e successivamente dai Romani intorno al 350 a.C.
Uno dei principali motivi per cui mi sono avvicinato alla ricerca e studio delle erbe aromatiche, è stato quello di scoprire il loro affascinante percorso nella storia attraverso usi e costumi.
Il Basilico, a mio parere, è quello che ne detiene il maggior numero; infatti, prima di essere introdotto, apprezzato e utilizzato nelle cucine, si è sempre distinto per le sue contrastanti superstizioni ambivalenti.
In varie epoche e culture gli sono stati assegnati poteri negativi e maligni; in altre età, invece, si attribuiva al basilico poteri benefici dalle molteplici proprietà positive.
Non vi sono certezze sull’origine esatta del nome, anche se molti concordino sul fatto che potrebbe derivare dal latino medievale “Basilicum”, di seguito spesso confuso con quello del Basilisco, una spettacolare creatura mitologica rappresentante un serpente con la particolare abilità di pietrificare con il proprio sguardo e dotata di un mortale veleno, il cui antidoto fosse appunto il basilico.
Secondo poi le trasmissioni di memorie, si narra che la tomba di Gesù Cristo fosse adornata con piante di basilico. Questo spiegherebbe il motivo per cui ancora oggi, nelle chiese ortodosse, molti altari siano addobbati con questa pianta. La pratica di adornare le tombe, risale all’epoca degli antichi Egizi, che ritenevano il basilico strettamente legato alla simbologia di morte e di conseguenza utilizzato per le imbalsamature e per la decorazione delle tombe. Esso era poi utilizzato spesso in offerta agli dei egizi.
Presso gli Antichi Romani vi era la convinzione che il basilico fosse un simbolo diabolico del male. Secondo Plinio il Vecchio, ingerire le foglie di questa pianta portava uno stato di torpore mentale e in alcuni casi alla pazzia, ma in caso di necessità la si poteva sfruttare per combattere le crisi epilettiche. Crisippo invece affermava che era deleteria per il sistema digestivo e che poteva causare seri danni allo stomaco e al fegato ( oggi, invece, secondo la medicina omeopatica, grazie alle fibre, alle proteine, ai minerali e vitamine, questa pianta è di grande aiuto nel migliorare la funzionalità legata al nostro apparato digerente; si pensa addirittura che sia in grado di intervenire in casi di mancanza di appetito, favorendone il ritorno).
Già i Cinesi e gli Arabi ne conoscevano le proprietà medicinali.
Arrivando al Medio Evo, al basilico gli venivano imputati attributi magici; veniva infatti spesso utilizzato nella preparazione di pozioni e filtri. Gli alchimisti dell’epoca, consideravano il basilico come una delle piante sacre del Paradiso; si supponeva che il potere magico di questa pianta, fosse in grado di donare la felicità perduta da parte dell’essere umano dopo l’espulsione dall’Eden.
Una leggenda africana asserisce che le foglie di basilico proteggano contro gli scorpioni.
Sempre nel Medio Evo veniva utilizzato per facilitare la fine dei dissapori fra gli innamorati.
Si dice anche che persino i Crociati riempissero le stive delle loro navi con queste piante, poiché ,nel lungo viaggio di rientro dalla Terra Santa, esse tenevano lontano cattivi odori, malattie e insetti. Ad oggi si ritiene infatti che il basilico sia un ottimo rimedio contro le punture di zanzare e che loro stesse siano infastidite dal profumo delle sue foglie.
Secondo la tradizione dei Galli chi aveva l’onere e l’onore di raccogliere questa pianta sacra, doveva rassegnarsi ad eseguire alla lettera una serie di rigidi rituali di espiazione e, terminati questi, doveva lavare la propria mano destra, con la quale si raccoglieva la pianta ( i mancini non erano ammessi in quanto considerati impuri), in tre diverse sorgenti di acqua, indossando abiti puliti e mantenendosi a debita distanza da persone considerate impure.
Terminiamo il nostro viaggio nel tempo con il Decameron di Boccaccio, secondo il quale una delle sue eroine, Elisabetta da Messina, sotterro`, in un enorme vaso di basilico, la testa del suo amato, assassinato dai propri fratelli gelosi, annaffiandolo quotidianamente con le proprie lacrime.
Abbiamo constatato come, nel corso della storia, siano state diversificate le proprietà o le superstizioni di questa pianta. Ora, nell’attesa di scoprire il verdetto finale e di decidere quali siano esatte e quali siano false, io mi faccio un bel piatto di pasta con un sano pesto di basilico.
Vi allego la ricetta del Consorzio del pesto genovese:
Precisiamo innanzitutto che le foglie non andrebbero mai lavate, ma pulite delicatamente con un panno morbido; dopodiché andiamo a mettere l’aglio sbucciato all’interno di un mortaio di marmo con alcuni grani di sale grosso.
Incominciamo a pestare fino a quando l’aglio non sarà diventato una crema; aggiungiamo le foglie di basilico, rimettendo ancora alcuni grani di sale grosso, che contribuiranno a frangere meglio le fibre, schiacciando il basilico contro le pareti del mortaio. Continuiamo l’operazione fino a che dalle foglie non uscirà un bel liquido verde. A questo punto aggiungiamo i pinoli e continuiamo di nuovo fino a riottenere una crema. Immettiamo i formaggi (pecorino e parmigiano) continuando a mescolare rendendo cosi`più cremosa la salsa. In ultimo uniamo l’olio di oliva extravergine a filo, sempre mescolando fino ad omogeneizzare il tutto.
Se mi permettete un consiglio, utilizzate un olio dolce poiché quest’ultimo non andrà a coprire la fragranza del basilico, attenuando il gusto dell’aglio.
Buon Appetito!`
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